VERSO UN LAGO DEI CIGNI

Performace per attori e musicisti liberamente ispirata al balletto musicato da Pyotr Ilyich Tchaikovsky “Il lago dei cigni”

Lucia Bianchi
Eduardo Ricciardelli
Pasquale Passaretti

e con
CAMERA
Davide Maria Viola
Agostino Pagliaro
Marco Pagliaro
Luigi Morra

regia
Luigi Morra

Il lavoro è frutto dell’incontro di due diversi e paralleli percorsi, entrambi concentrati su un’analisi del celebre balletto musicato da Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Il primo si concentra su una ricerca prettamente musicale, che ha visto coinvolti i “Camera”, progetto campano di cui fanno parte i musicisti Davide Maria Viola, Agostino Pagliaro, Marco Pagliaro e il regista Luigi Morra. Ispirati dalla struttura narrativa del racconto, offerto dall’opera di Tchaikovsky, e facendo attenzione alle tematiche e alle emozioni legate ai singoli momenti, i “Camera” hanno lavorato ad un’originale partitura musicale e sonora, incentrata sull’utilizzo di strumenti come violoncello, batteria, basso elettrico ed altri meno convenzionali. Parallelamente al lavoro musicale, attraverso una serie di appuntamenti laboratori è stato selezionato un cast artistico di attori che hanno dimostrato le attitudini creative adatte a questo tipo di lavoro. Lucia Bianchi, Valerio Morigi, Pasquale Passaretti e Eduardo Ricciardelli, fiancheggiano i CAMERA in questo progetto. I laboratori si incentrano principalmente su un lavoro nel quale i concetti di favola, metamorfosi e sogno diventano il pretesto per dare vita ad un racconto in cui affiorano i drammi dell’ambivalenza umana, del bianco e del nero, della notte e del giorno, della vita e della morte, dell’amore e del possesso. Attraverso il gioco della scrittura creativa, si arriva così alla costruzione di una nuova vicenda che fa incontrare i personaggi della celebre favola con quelli dei più moderni episodi di cronaca, come il caso di Natasha Kampush e di Wolfgang Priklopil, il giovane che rapì la ragazza austriaca e la tenne rinchiusa nello scantinato della sua casa per circa otto anni. In questa scrittura, la relazione fra Odette, metaforicamente imprigionata nelle candide sembianze di un cigno bianco, e il suo carnefice Rothbart, rimanda alla condizione di rapimento della Kampush per la quale l’unica via di fuga sembrava essere rappresentata dall’immaginazione. Il concetto di “Lago dei cigni”, in questo caso, diventa simbolo di una precisa condizione. L’ultima fase creativa del lavoro, vede impegnati assieme musicisti e attori. Il risultato è una performance in cui i linguaggi della musica e del teatro diventano quasi indistinguibili, e il succedersi incalzante degli eventi diventa il racconto stesso.
Lo spettacolo
La scena è pensata come unico luogo possibile. Tutto succede nella relazione tra attori e musicisti, che sembrano agire con la forza propria di un giocattolo meccanico, un ingombrante carillon che si muove e fa musica fino ad esaurire le proprie energie. Odette è protagonista e prigioniera. Il buio, la luce e le ombre dettano il tempo, l’inevitabile presente indicativo. Rothbart, carnefice ossessionato, è il padrone dello spazio. Dal suo morboso e singolare senso del possesso, prende vita una favola di presenze, di giochi, di sogni e di musiche; un “Lago dei Cigni” in cui una figura a metà tra il dentro e il fuori tenta di trasformare il buio in un luogo dai colori incantevoli, dove un giovane principe, Sigfrido, è pronto ad affrontare per amore ogni nero sortilegio. In questo perimetro d’azione, diventa difficile distinguere la dimensione reale da quella onirica, e diventa difficile per la stessa Odette, che solo affezionandosi disperatamente a questa favola, può trovare una speranza di fuga. Così finisce per catapultarsi nel “sogno”, dove trova la sua dualità (il bianco di Odette e il nero Odile), e anche quella del suo rapitore. La vicenda mette in moto un conflitto che porta i personaggi a sfidare se stessi e l’ incapacità di distinguere in loro la luce dal buio. Un uomo mostruosamente normale, una ragazza, un principe nascosto dentro, un giostraio che sembra osservare tutto dall’esterno e tre musicisti, ci raccontano una favola teatrale, estetica e viscerale. Una favola suonata sulla pelle, da cui affiorano i drammi dell’uomo e della sua duplice natura.

Una produzione: Etérnit e Teatraltro

Ufficio Stampa: Valeria Zecchini valeriazecchini@eternitonline.it

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